Ieri sera sono andato in uno di quei cinema definiti "d'autore", anzi, questo in particolare si autodefiniva un tramite per la riscoperta del tesoro che è la filmografia di certi autori che non dovrebbero mai tramontare. Un proposito molto nobile e sicuramente poetico, se non fosse che proprio ieri sera la spia d'accensione di un radar del tutto personale, segnava
verde. Non sto certo qui a farne una questione di soldi, ma credo semplicemente che certe contraddizioni servano ad arricchire la poesia, se l'intenzione è finalizzata alla poesia, mentre altre ne rivelano tristemente la sua natura marcia. Dieci euro, ebbene sì, ma soprattutto non v'era modo di risalire al prezzo prima di udirlo dal simpatico proprietario. Bisogna essere davvero ben disposti per vedere della poesia in questo ed evidentemente io non lo ero abbastanza! Non lo ero neanche per vedere un film con l'attenzione che merita, in questo caso
Miracolo a Le Havre che, ironia del caso, non è datato neanche un lustro.
Quando mi sono seduto in sala ero decisamente infastidito e per tutta la durata del film al posto dei miei c'erano gli occhi di un bambino distratto: ho visto molti colori, colto sguardi e ascoltato qualche volta - tanto basta per averne una memoria, del suo spirito quantomeno. A fine film, nonostante tutto, ero soddisfatto di aver risucchiato tutta la parte logica, perché cosciente che non avrebbe avuto spazio. Siamo usciti di corsa, io e M. e siamo riusciti a prendere il tram per chiuderci ognuno nel suo silenzio.
Non è stata certo la serata della vita. Io con un gomitolo a tinta tripla
che nonostante i tentativi non si trasformava in qualcosa che potesse riscaldare, lei col suo calore auto.indotto dal terrore. Intorno a noi nidi a due piazze, paia di sorrisi visti in vetrina, paia di cosce riempite di miele che si sovrapponevano.
Ho preso sonno alle 3, umido di saliva.